Ipotesi uno: i sequestratori degli ostaggi italiani in Iraq sono interessati al botto mediatico, e, come suggerisce Leonardo, mirano col minimo sforzo a potersi fregiare di un successo d’immagine da sbandierare presumibilmente di fronte al mondo arabo, in gran maggioranza ignaro del fatto che tra cinque giorni è il primo maggio e che milioni di italiani avrebbero manifestato contro il governo anche senza il ricatto.
Corollario logico dell’ipotesi uno: gli ostaggi verranno liberati, per rinforzare il botto mediatico.
Ipotesi due: i sequestratori degli ostaggi italiani in Iraq sono dei dilettanti improvvisatori, e hanno chiesto quel che hanno chiesto perché non sapevano bene che cosa chiedere, come ipotizza Inve.
Corollario logico dell’ipotesi due: gli ostaggi sono fottuti (regola generale: in caso di sequestro, meglio cadere nelle mani di professionisti che di scalzacani).
Una modesta proposta: nel dubbio, che chi aveva già deciso di scendere in piazza scenda, e chi aveva deciso di non scendere non scenda, in modo da sciogliere l’impasse raffigurato un po’ paranoicamente da Typesetter. Io non riesco a vedere alternative praticabili con dignità e buon senso.
