UNO SPORCO LAVORO/34

Qualche giorno fa in VB, interrogazione di storia. Valentina, una sveglia e brava, sta parlando dell’avvento al potere del fascismo. All’improvviso, trasecolo. Non può aver detto quel che le ho sentito dire. “La marcia su Roma fu una manifestazione pacifica.”. Basito, le chiedo perlomeno di spiegarsi. Si lancia in una dotta dissertazione sulla base della ricostruzione storiografica dell’evento proposta da De Felice, che in effetti abbiamo letto in classe. Per chi non lo sapesse, illustro: De Felice afferma, in sostanza, che Mussolini giocò d’azzardo e che mai e poi mai sarebbe riuscito davvero a prendere il potere per via rivoluzionaria e che, sapendolo perfettamente, mise in piedi la più classica delle “rivoluzioni col permesso del re”, restandosene peraltro a Milano, a pochi chilometri dal confine svizzero, pronto a darsi alla latitanza nel caso le sue maniglie negli ambienti romani non avessero sortito l’effetto sperato. Che poi in effetti ci fu: ma della decisione di Vittorio Emanuele di non impedire ai fascisti l’accesso alla capitale sapete tutto tutti.
Però, “manifestazione pacifica” no, eccheccazzo. Spiego a Valentina che se un ladro ti entra in casa con in mano un randello e, minacciandoti, si fa consegnare soldi e gioielli e poi se ne va senza menarti, ciò non si configura come “manifestazione pacifica”, anche se nessuno poi deve andare all’ospedale.
Lei risponde che sì, la parola le era venuta così, ma in effetti ho ragione. Poi continua l’interrogazione e porta a casa persino un bel voto (è sveglia e brava, dopotutto).

Oggi, sempre in VB, nuova interrogazione di storia. Davide, uno sveglio e bravo, riparla anche lui dell’avvento al potere del fascismo. E riecchilo: “La marcia su Roma fu una manifestazione pacifica.”. Preciso. Ritrasecolo, rispiego.
Magari quando era interrogata Valentina non era a scuola (non ho controllato, forse avrei dovuto). Magari, come capita al 95% degli studenti italiani quando vengono interrogati i compagni e se non è proprio il primo giro di domande, era distratto.
Magari, invece, sono io che sto trascurando qualcosa di essenziale.

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