SUONARSELA E CANTARSELA

Dunque, il papa avrebbe intimato ai politici cattolici di "non votare leggi contro natura". Il Giornale titola addirittura il pezzo (peraltro filopapale) di Andrea Tornielli con un tetragono "Il Papa ai politici: vietato votare i Dico". Ovviamente, è partito l'inevitabile gioco della chiosa. Indifendibile, il papa. Bersaglio facile. Per citarne tre a caso: Malvino, che almeno ha il pregio di inserire i suoi commenti in un quadretto spassoso e non privo di ragioni (la verbosità dei documenti ecclesiastici riesce stucchevole pure a me), Umberto Veronesi (che riesce a mettere insieme una pletora di luoghi comuni profonda come una pozzanghera di cui sto discutendo già qui, perciò non mi ripeto) e, sul fronte opposto, Massimo Introvigne.

Solo che poi uno va a leggersi il testo dell'Esortazione incriminata e scopre, non senza una certa sorpresa, che il papa quella cosa proprio non la dice. Niente. Non c'è.

Dice, il papa, parecchie altre cose. Il passaggio ripreso (e travisato) dai media, il quale peraltro è un inciso di poche righe entro un documento che parla di tutt'altro, recita così:

"Il culto gradito a Dio, infatti, non è mai atto meramente privato, senza conseguenze sulle nostre relazioni sociali: esso richiede la pubblica testimonianza della propria fede. Ciò vale ovviamente per tutti i battezzati, ma si impone con particolare urgenza nei confronti di coloro che, per la posizione sociale o politica che occupano, devono prendere decisioni a proposito di valori fondamentali, come il rispetto e la difesa della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale, la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, la libertà di educazione dei figli e la promozione del bene comune in tutte le sue forme. Tali valori non sono negoziabili. Pertanto, i politici e i legislatori cattolici, consapevoli della loro grave responsabilità sociale, devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana." 

 In sintesi, Benedetto XVI afferma che:

  1. esistono dei temi politici che implicano valori non negoziabili per la coscienza cattolica;
  2. su tali temi, i politici cattolici "devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro coscienza" (oibò, ma guarda un po': la libertà di coscienza);
  3. la loro coscienza deve essere "rettamente formata" (oibò, ma guarda un po': ogni uomo ha la responsabilità di coltivare la propria coscienza);
  4. Come esito di questo percorso centrato sulla coscienza e sulla sua responsabilità, il papa esorta i politici cattolici a "presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana".

Ora, si può (e si deve) discutere nel merito delle concezioni di "non negoziabilità" e di "natura" cui il papa fa riferimento. Però "presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana" è cosa  diversa da "non votare leggi contro natura". Molto diversa. E poi, ovviamente, oltre all'esortazione del magistero c'è la coscienza. La coscienza. Ma guarda un po'. Come da sempre, nella morale cattolica.

E adesso che si fa? 

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