QUESTO BLOG TIFA BASSO/IL PUNTO

"Non sono mai stato accusato di doping consumato. Non ho mai fatto uso di sostanze dopanti né di autoemotrasfusione, ma ho ammesso il tentativo di ciò che mi veniva contestato. C'è stata una mia piena ammissione di responsabilità rispetto alla debolezza che ho commesso.

Non devo provare nessuna vergogna, ho chiesto scusa e basta. Ho ottenuto tutte le mie vittorie in modo onesto e quindi nessuno mi ha mai contestato né quanto fatto al Giro del 2006 né tutti gli altri risultati della mia carriera.

Sono iscritto da più di tre anni alla campagna antidoping del Coni, e sono stato sottoposto a controlli, anche a sorpresa, che sono sempre stati negativi. Sono considerato dall'Uci un atleta modello per il costante rispetto delle regole che mi ha contraddistinto. E non lo dico io, lo confermano i dati."

Dalla conferenza stampa di Ivan Basso e dalle reazioni dell'ambiente ciclistico a tutta la vicenda sembrano emergere alcuni fatti rilevanti.

Il primo: è evidente che l'ammissione di responsabilità da parte di Basso non è disgiunta dal permanere in atto di una strategia difensiva né dalla rivendicazione di una sostanziale pulizia etica. Il corridore ha infatti ammesso il tentativo di illecito (la qual cosa, sul piano delle conseguenze disciplinari, è del tutto equiparabile all'ammissione di essersi dopato), ma ha negato risolutamente di aver mai assunto sostanze dopanti (cosa, peraltro, di cui mai è stato sospettato e che mai gli è stata in alcun modo contestata) o di avere fatto ricorso all'autoemotrasfusione.

Il secondo: attorno a Basso pare esserci sostanziale solidarietà da parte dell'ambiente. Tra le reazioni, diciamo così, comprensive e tutto sommato positive si segnalano quelle del presidente federale Di Rocco, dell'ACCPI (Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani), del presidente del CONI Petrucci, degli ex corridori Bugno, Saronni e Gimondi, di Giuseppe Martinelli (che fu direttore sportivo di Marco Pantani alla Mercatone Uno), dei colleghi Di Luca, Peron e Rebellin.

Il terzo: le reazioni più fredde a quanto accaduto provengono dalle squadre nelle quali Basso ha militato negli ultimi anni, la CSC di Rijs e la Discovery. 

Il quarto: Basso avrebbe fornito dettagli esaurienti agli investigatori del CONI circa le modalità con le quali si sono svolti i rapporti con il dottor Fuentes e le sue pratiche. Non avrebbe, invece, fatto i nomi di altri atleti coinvolti.

Il quinto: questo blog continua a tifare Basso. 

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