CALMO, MA TALVOLTA PERICOLOSO

Oggi ho seriamente rischiato la morte. In bici. Discesa dalle parti dei 60 all'ora. Faccio appena in tempo a vedere infilarsi nel piccolo pertugio non protetto tra il bordo del caschetto e la lente dell'occhiale uno di quei maggiolini neri e lucidi lunghi almeno un paio di centimetri, ronzanti. Una botta pazzesca. Un dolore tremendo. Vedo tutto nero (anche perché non riesco a tenere l'occhio aperto). Freno alla cieca. La bici mi sbanda sotto il culo. Cerco di aprire almeno l'occhio rimasto buono. Sono tutto nell'altra corsia. Fortunatamente non arriva nessuno. Riesco a fermarmi tra la ghiaia di uno spiazzo che mi appare provvidenzialmente sulla destra, a lato della strada. Resto dieci minuti lì a spruzzarmi acqua sull'occhio. Poi, se possibile con ancor più calma, riparto e faccio i trenta chilometri che mi ci vogliono per tornare a casa.

Adesso assomiglio un po' a Rocky subito dopo l'incontro con Ivan Drago.

(Corollario alle 20 regole del ciclismo calmo: "Nei limiti del possibile, ricordarsi di pedalare sempre con la bocca chiusa."

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