TRE UOMINI IN FUGA

Di lui avevo già scritto poco meno di un anno fa, quando appresi che s'era trasferito dalle mie parti e correva con gli amatori per farsi la gamba. Dicevo che di belli come lui in bicicletta ne avevo visti solo altri due: il Gianni e Ivan. Finché gli ha retto la pompa, s'annunciava come un fenomeno. Per un breve periodo di tempo lo fu. Lo ricordo, in particolare, al primo mondiale di Verona, quello del '99, dove partiva tra i grandi favoriti. Io ero là, al bordo della strada. Cadde nei primi giri, si ruppe il polso, continuò a correre, arrivò coi primi. A ogni passaggio io, che non sapevo della caduta, rimanevo estasiato: eleganza pura e potenza elastica. Figurarsi senza frattura.

Oggi si viene a sapere che Frank Vandenbroucke è in fin di vita. Tentato suicidio. Prima il doping, poi la squalifica, infine la depressione. Ha 33 anni. Il suo nome si aggiunge – forse non ancora per quel che concerne l'esito – a quelli di Jiménez e Pantani nel gruppo in fuga più triste del ciclismo contemporaneo. E la tragedia è tutta qui.

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