ARMAGEDDON DI STATO 2007/3

Il lungo corridoio-hall del liceo è stracolmo di banchi, buttati giù un po' alla bell'e meglio. Sorprendentemente, con tutte le porte e le finestre aperte c'è un bel refolo e non fa poi troppo caldo. Il grande protagonista dei minuti iniziali del primo scritto è Matteo, che si presenta munito di certificato medico attestante problemi gastroenterici a causa dei quali – ci prega il medico curante – sarebbe opportuno concedergli di recarsi in bagno a richiesta e pure in deroga alla norma che vieta l'uscita dall'ambiente fisico in cui si svolge l'esame prima delle tre ore. In effetti, Matteo durante l'anno chiedeva spesso, al punto che su di lui erano fiorite leggende metropolitane. Noi, basiti e divertiti, verbalizziamo e concediamo.

I temi arrivano con dispiego di Carabinieri. Come sempre, la cosa è accolta dai ragazzi che attendono ancora fuori dalla scuola e da noi con uno strano misto di esaltazione e inquietudine.

Ha inizio la pratica oltremodo barocca della constatazione amichevole dell'integrità della busta proveniente da Roma: il presidente armeggia attentamente controllato da quattro di noi, una collega delegata della Preside, quattro studenti. Ci sono meno controlli – e sicuramente meno delegati di lista – in un seggio elettorale. I ragazzi palpano la busta, ne constatano amichevolmente l'integrità, dopodiché il presidente opera un taglio netto nell'angolo in alto a destra. Dalla busta escono altre due buste. Qualcuno, per stemperare la tensione, fa battute imitando la voce di Mike Bongiorno. Ridono un po' tutti, ma non c'è scelta: una busta contiene i temi, l'altra la prova di matematica (i Carabinieri, solerti, se la riprendono e sgommano via, per riportarla l'indomani e far ricominciare la manfrina). Nuovi palpeggiamenti, constatazioni, tagli. Compaiono, finalmente, i fogli. Sono nove. Ci si butta alla fotocopiatrice. Si inizia a fotocopiare alle 8.30, si finisce quaranta minuti dopo. Intanto i ragazzi friggono. La collega Guia, interna di italiano dell'altra sezione, getta un occhio, sbianca, si mette le mani nei capelli biondi come nemmeno Sheva dopo aver sbagliato l'ultimo rigore a Istanbul.

Fantozzianamente, la voce si diffonde in un baleno. Contrariamente alla cosa di Zoff che segna di testa su calcio d'angolo, è tutto vero: "Cazzo, Dante". Per i commenti seri, rimando a quanto già scrissi due anni fa. Noto solo che Moratti e Fioroni risultano allacciati nel tango, alla faccia di tutto l'allafacciabile.

Il resto fila via liscio e sorprendentemente fresco. A metà mattinata, il collega Anerio – il filosofo interno dell'altra sezione nonché decano della classe di concorso A037 di tutta la provincia di Piacenza – passa a raccattare un euro da ogni commissario interno per poter mandare la signora bidella Imara a comprare caffè e biscottini per tutti. La trovo un'idea di squisita civiltà e caccio l'euro senza battere ciglio. Nel giro di mezz'ora, un meraviglioso profumo di caffè fatto con la moka si diffonde per tutto l'open space e tre minuti dopo due gigantesche caffettiere vengono portate ai due estremi del corridoio dove troneggiano i commissari. I biscottini sono un trionfo di cioccolato. Fogli protocollo e verbali risulteranno macchiati di strisce marroncine.

Me ne vado a metà mattina. Mentre mi dirigo verso l'auto faccio mente locale al fatto che Matteo non ha chiesto di uscire. In serata mi telefona la collega Elena, quella di italiano della mia commissione, per dirmi cose. Prima di salutarmi, mi dice che non è uscito nemmeno dopo. Sei ore seduto al suo banco, chino sull'elaborato. Altro che Lourdes o Imodium: avete problemi di colite? Iscivetevi all'esame di Stato.

P.S.: in effetti, non è uscito il tema sul gande Milan, né quello sul senso dei bovini per la musica. Sarà per la prossima volta. 

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