TOUR DE FRANCE 2007/2

Il ciclismo è morto, viva il ciclismo.

Tanto perché sia chiaro, il ciclismo non è morto perché c'è il doping (c'è sempre stato) o perché hanno fatto fuori dal Tour tre corridori in due giorni, tra i quali un campione (Vino) e la maglia gialla. Il ciclismo è morto perché tutte le esclusioni avvengono ad minchiam, casualmente, senza garanzie e regole chiare, per i motivi e secondo i metodi più vari, disparati e disomogenei, il tutto condito – ogni volta fino al successivo sputtanamento, senza vergogna – da un moralismo inaccettabile e dalla reiterata assicurazione, da parte di chi dovrebbe gestire la cosa (già, ma chi dovrebbe gestire la cosa?) che "da adesso in avanti, tutto andrà bene".

Lo spiega, in sintesi, Pier Augusto Stagi (l'ha spiegato molto meglio e più diffusamente ieri durante la tappa, intervenendo in telecronaca su Eurosport): dopo il siluramento di Rasmussen (non perché trovato positivo, ma perché licenziato dalla sua squadra a seguito di un comportamento sospetto di cui però, peraltro, già si sapeva ben prima della partenza del Tour), in gara restano diversi corridori colpevoli delle stesse cose imputate a Basso o a Rasmussen. Uno di loro è, addirittura, la nuova maglia gialla. Un altro potrebbe ancora riuscire a salire sul podio. Cinque o sei in tutto figurano tra i primi dieci della generale.

Il ciclismo è morto, viva il ciclismo.

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