DIARIO ANDALUSO/5/CONFLITTO DI CIVILTÀ

La Mezquita-Catedral di Cordoba, come suggerisce il suo stesso nome, sorse come moschea per essere poi riconvertita in cattedrale cattolica nel Tredicesimo secolo, al momento della Reconquista. Fin qui, niente di strano. Il mondo è pieno di luoghi in qualche modo sacri, passati da una fede all'altra col cambiare delle convinzioni, delle epoche, dei regimi politici.

La cosa straordinaria della Mezquita-Catedral di Cordoba è il fatto che i cattolici hanno lasciato in piedi la moschea, forse a causa della sua stupefacente bellezza: colonne, archi, qibla, mihrab. Salvo costruire nel bel mezzo della moschea medesima una cattedrale barocca. La leggenda vuole che Carlo V prima abbia dato l'ordine di costruire, poi si sia lamentato con i costruttori della cattedrale dicendo, pressapoco, che avevano un po' rovinato una cosa unica al mondo per costruirne una ordinaria. E vabbè.

Uno, ingenuamente, sarebbe propenso a pensare che la cosa si sia conclusa laggiù, nel Tredicesimo secolo, o al massimo un paio di secoli dopo, con la fine della Reconquista. E invece.

Mi sarebbe dovuto venire qualche sospetto già leggendo l'opuscolo turistico distribuito all'ingresso del monumento. Esordisce così (riporto pari pari):

La Cattedrale di Cordova non è solo un monumento od un tempio interculturale, e neanche una Moschea, ma la chiesa madre della Diocesi.

Continua:

Al di sotto di ogni cattedrale si trova sempre un tappeto di cattedrali nascoste. Nel caso di Cordova, la tradizione già indicava le origini visigote della costruzione. […] È  un dato storico che la basilica di San Vicente sia stata espropriata e distrutta per edificarvi sopra la posteriore Moschea, mettendo in dubbio il topico della tolleranza che ipoteticamente vigeva nella Cordova del tempo.

E ancora, poche righe dopo:

Dopo l'irruzione islamica a Cordova, i dominatori musulmani procedettero alla demolizione della chiesa martiriale di San Vicente e cominciarono nel 785 la costruzione della moschea. […]

Poi, in seguito alla Reconquista del 1236:

È evidente che i cristiani desiderassero ferventemente di proclamare il Vangelo per il quale molti avevano sacrificato la propria vita. Si trattava di recuperare un luogo sacro a cui era stata imposta la presenza di una fede estranea all'esperienza cristiana. […] Fu così che le riforme della cattedrale ebbero come principale motivazione la necessità di restaurare il culto interrotto dalla dominazione islamica, corrispondendo al desiderio di contemplare simboli cristiani o all'inconveniente di celebrare la liturgia in un bosco di colonne.

A parte qualche perdonabile svarione nella lingua foresta ("od", "topico", "martiriale") e la cosa finale un po' insensata del bosco di colonne (cosa c'è che non va? E il Duomo di Milano, allora? E qualsiasi cattedrale gotica?), il resto è uno strano mix di accurato revisionismo storico e di apparentemente assurdo tono da crociata.

Infine, a dar carne alle parole stampate, un episodio. Ero proprio di fronte al mihrab quando di fianco a me è giunta una famigliola di turisti arabi (ne abbiamo incontrati parecchi un po' dovunque, anche nelle altre città andaluse), padre madre e due figli maschi, indistinguibile di primo acchito da tutti gli altri gruppi di turisti se non per il velo indossato dalla signora. All'improvviso il capofamiglia ha passato la videocamera al figlio maggiore, s'è tolto le scarpe, s'è inginocchiato verso la qibla e ha cominciato a pregare, prostrandosi al suolo. Subito è arrivato un addetto che gli si è messo davanti, dicendogli più volte – con l'aria di chi non stesse facendo 'sta scena per la prima volta – "Catedral, no Mezquita!". L'altro se ne stava lì, inginocchiato, senza profferire verbo. Figli e moglie hanno provato a protestare un po', poi l'inflessibilità dell'addetto ha avuto la meglio, il tizio s'è rialzato, s'è rimesso le scarpe, ha ripreso la videocamera e se ne è andato, continuando la visita turistica. 

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