L'EDUCAZIONE SENTIMENTALE DEL PUPO/4

Terminato il racconto dell'indispensabile romanzo di formazione e del suo prequel, ho deciso senza troppi indugi di buttarmi sulle saghe omeriche.

Il pupo ha dapprima pesantemente criticato la condotta di Teti a proposito della celebre immersione del rampollo pie' veloce nello Stige con annesso residuo di tallone vulnerabile: "Io l'avrei lasciato cadere nell'acqua tutto, e poi in fretta in fretta l'avrei ritirato su". Difficile dargli torto.

Tutto lo stratagemma del cavallo l'ha lasciato piuttosto perplesso. Era evidente che pensasse che quei Teucri lì fossero stati parecchio babbei a portarselo in città. 

Al contrario, gli è piaciuto moltissimo l'episodio di Polifemo, con momenti di vera goduria nel punto dell'accecamento col palo appuntito. La cosa di Ulisse che dice al ciclope di chiamarsi Nessuno ha avuto, a posteriori, entusiastico plauso.

Ora, però, vorrei mettervi a parte del mio dramma: considerato che il pupo si trova in quell'età in cui qualsiasi lemma viene immediatamente memorizzato a prescindere dalla comprensione del suo contenuto e, per gioco, ripetuto all'infinito in circostanze opportune e inopportune, come evitare di passare alla storia famigliare come colui che ha insegnato al giovine uomo la parola "Troia"? 

P.S.: poi, mito per mito, visto che si era nei pressi del suo compleanno, gli ho regalato anche l'Isola di Gorm.

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