UNO SPORCO LAVORO/53/IL SANGUE E L'ECONOMIA EUROPEA DEL '700

Oggi, alla prima ora, entro in quarta liceo linguistico. Maurizia, lì al primo banco, mentre compilo il registro alza la mano e mi chiede se può chiedermi una cosa, prima che cominci a parlar loro dell'economia europea del '700. Rispondo che può chiedermi quello che vuole e, sorprendentemente, mi chiede che cosa ne pensi del delitto di Garlasco.  Sta facendo un sondaggio, dice.

In un attimo, mentre ancora tengo in mano la biro con la quale ho appena firmato nell'apposita casella di fianco al nome della materia e alla descrizione dell'argomento della lezione, mi parte l'embolo. Riesco percepire il mio cervello, appena solleticato dalla caffeina attinta alla macchinetta pochi istanti prima di entrare in classe, produrre un concerto di suoni molto simile alla intro di Baba O'Riley degli Who.

"Le conosco da una settimana, non è possibile che se ne siano già accorte", penso. Che a pigiarmi il bottone giusto una lezione forzatamente un po' noiosa se ne svaporerebbe via in un istante, intendo. E che, ovviamente, ne verrebbe fuori una lezione di storia e filosofia (storiaefilosofia, tuttattaccato) di quelle memorabili. Molto più memorabili di quelle altre, quelle perbene, le lezioni fatte seguendo il programma a modino. Le lezioni come quella sull'economia europea del '700 che stavo per cominciare, ad esempio.

Più o meno nel punto esatto in cui Roger Daltrey comincia a cantare, penso anche che – alla fin fine – il Ministero si aspetta da me pure l'educazione civica, e allora che cosa sarebbe più opportuno? Liquidare il tutto con un "no, dobbiamo fare lezione"? Consapevole del rischio ("Se non l'hanno capita prima, la cosa del bottone da pigiare, di sicuro la capiranno non appena attaccherò l'invettiva", ragiono meco), attacco l'invettiva.

Il suo cuore logico-argomentativo è l'analisi dell'espressione giornalistica "occhi di ghiaccio". Il suo puntello estetico è l'evoluzione delle espressioni dell'indagato nelle fotografie pubblicate dai giornali, da quaranta giorni a questa parte. La sua parte squisitamente storica è la ricostruzione di come si sia arrivati, dopo secoli di pensamenti e ripensamenti, all'idea – che forse oggi ai più appare balzana – di garanzie per l'imputato (persino, oibò, nell'ipotesi che sia colpevole di qualcosa) e che le verità giuridiche si conquistano tramite dibattimento e sentenza (e spesso la questione, arrivata lì, non finisce affatto, ma si riapre). Il Beccaria, insomma. Quell'altro. Quello, appunto, del '700. Il Manzoni suo nipote. La Colonna Infame.

Viro sul sociologico: chiedo loro che cosa deve essere successo perché si producessero persone capaci di recarsi sul luogo degli eventi non tanto a gridare "bastardo" e "assassino" a un indagato del quale, immagino, conoscono quel che il telegiornale dice di lui (questi non sono altro che una riedizione delle tricoteuse, roba già vista: orribile, ma comprensibile), ma a farsi riprendere, sorridenti e in collegamento via telefonino con qualche amico che li guarda alla tivù, alle spalle dell'inviato che recita il suo pezzo.

Spiego pure, perché sia ben chiaro che il punto non è moralistico, che trovo del tutto evidente e persino sacrosanto il motivo per il quale efferate storie di sangue attirino l'attenzione di tutti: no, dico, il sangue. Il sangue. Il sangue siamo noi. Il sangue è la vita e la morte. Il sangue è il buco nero che siamo. Il mistero dell'iniquità. Ciò di cui, in vario modo, discutevano Platone, Aristotele, Agostino. Di cui scrivevano Omero, Dante e Shakespeare. Dostoevskij. Che cosa ci dovrebbe interessare, se non quello?

Concludo con la parte esistenziale, spiegando che dello Stasi in sé poco m'importa (e chi lo conosce), ma m'importa molto di me. Non ho "occhi di ghiaccio", è vero. Però potrei, con un po' di fantasia, avere "sguardo lubrico", "atteggiamento irrisorio" e "conformazione fisica da persona incapace di porre un freno alle sue pulsioni". Poi, tengo un blog. Ho un computer portatile con file che, nelle mani sbagliate e in circostanze sfavorevoli, potrebbero facilmente diventare prove per l'ergastolo. Dico facilmente le parolacce. Gioco persino a fantacalcio con alcuni miei ex studenti. Sì, è decisamente di me che mi importa. E quindi m'importa dello Stasi. Di riflesso.

E loro, con tutto che è la prima ora, ascoltano tutto. Tutto.

Avanza mezz'ora. Attacco a spiegare l'economia europea del '700.

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