CONTINUO A NON CAPIRE

Sarà che sono tardo, ma mi sfugge un po' il senso di tutta la polemica sollevata, ad esempio, da Scalfarotto, miic, AnellidiFumo e, buon ultimo, da Brodo, a proposito delle nozze in articulo mortis del povero D'Auria, morto oggi dopo essere stato ferito settimana scorsa in Afghanistan.

Se fossimo un paese civile, si dice, avremmo una legge che istituisce i diritti per le coppie conviventi. Rispondo che, con ogni evidenza, quella legge (anzi: quelle leggi, al plurale) esiste già. Si può discutere se tutelino abbastanza, se i diritti compresi nella tutela siano quelli giusti, se i modi e i tempi della realizzazione della tutela siano adeguati. Ma gridare allo scandalo per la "mancanza di regolamentazione delle coppie di fatto" è quantomeno superficiale.

Se una coppia convivente eterosessuale (completamente diversa sarebbe la situazione di una coppia omosessuale, sulla cui situazione qui non voglio soffermarmi) vuole tutelarsi e vedersi riconosciuta una serie piena e completa di diritti può, innanzitutto, sposarsi. Sembra banale, ma continuo a non capire dove stia il problema. In negativo, mi pare evidente che se non voglio stringere un legame relativamente stabile (ci sono pur sempre separazione e divorzio), non potrò nemmeno rivendicare i diritti che discendono dall'assumersi la responsabilità di quel legame relativamente stabile.

Poi, in realtà, c'è tutta un'altra serie di diritti che oggi in Italia vengono riconosciuti eccome alle coppie semplicemente conviventi (purché, almeno, abbiano residenza in comune certificata da uno stato di famiglia). Ad esempio, andando a pescare dall'ambito del mio lavoro, per poter chiedere l'assegnazione provvisoria a una sede di servizio più vicina a casa rispetto a quella di titolarità (per intenderci, l'accrocchio grazie al quale io insegno a Piacenza e non a Pavia) basta la certificazione di convivenza. E così in diversi altri ambiti.

Si pensa che i diritti tutelati in tal modo siano inadeguati, troppo pochi, insufficienti? O che le procedure di registrazione e ratificazione della convivenza siano da semplificare? Se ne discuta, per carità. Mi sembra di ricordare che addirittura qualche alto prelato si fosse espresso favorevolmente a soluzioni in tal senso. Fatto salvo il ragionevole equilibrio da preservare tra diritti e responsabilità, ovviamente.

Insomma, per concludere: il Papa Re mi pare che non c'entri un tubo. Una coppia eterosessuale oggi in Italia ha diversi modi per vedersi riconosciuti i diritti (alcuni diritti, come è ovvio) che sono riconosciuti alle coppie sposate. Ribadisco: completamente diverso sarebbe il caso di una coppia omosessuale, ma, per carità, una alla volta.

Venendo alla cosa in sé, al matrimonio, anche a me ha lasciato sulle prime un po' perplesso. M'è sembrato di capire che la celebrazione in articulo mortis è possibile solo sotto criteri piuttosto rigidi, tipo la presenza di specifiche dichiarazioni in tal senso da parte dei contraenti, rilasciate ovviamente prima di cadere in pericolo di vita. Che il meccanismo possa essere sviato verso una sorta di truffa è possibile, ma nella fattispecie mi sembra più che altro una pratica di pietà (che quindi si porta dietro anche quella sorta di unicità irripetibile che ogni caso realmente pietoso comporta). Quanto agli effetti del matrimonio, ci vorrebbe innanzitutto un esperto in diritto canonico che spiegasse quali conseguenze giuridiche hanno le nozze celebrate in quel modo. Siamo tutti sicuri che la ragazza sposata da D'Auria ora sia, a tutti gli effetti civili, sua vedova? E che cosa sarebbe accaduto, con chi se la sarebbero presa i commentatori indignati, se caso analogo fosse accaduto dopo la ratifica di una legge sulle convivenze civili e le due persone coinvolte non avessero fatto in tempo o non avessero voluto registrarsi presso, chessò, il registro delle unioni civili? Perché il confine può (talvolta in modo sacrosanto) essere pure spostato un po' più in là, ma un confine ci dovrà pur sempre essere, no?

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