ALL'ANIMA DELLA LEPRE

Da quando son venuto a vivere in campagna fino a stamattina avevo messo sotto in auto un cane e due gatti. Da stamattina ho aggiunto alla collezione anche una lepre.  E' sbucata fuori dal buio delle sette di mattina e da un fosso, s'è gettata in mezzo alla strada e non ha avuto il tempo di accorgersi di niente, né – presumo – di soffrire. Una tonnellata d'acciaio a centoventi all'ora tra capo e collo. Amen.

La Raffa, invece, ha sofferto molto. S'è ammutolita, gemendo piano con le mani sugli occhi, per almeno due o tre chilometri. Io, dopo la botta di adrenalina (dall'altra parte, oltretutto, sopraggiungeva un camion), ho cominciato a dispiacermi per la povera lepre, ché non è mai bello. Credetemi, c'ho una certa esperienza, ormai.

Poi, arrivato a Piacenza, ho parcheggiato e ho controllato. Paraurti anteriore spezzato in due e da cambiare integralmente. Mascherina idem. Faretto antinebbia completamente polverizzato. Vaschetta del liquido lavavetri spaccata e grondante. Fascione copriruota sparito. Il tizio della Toyota ha guardato lo scempio, poi ha guardato me e mi ha detto: "Eh! Le faccio un preventivo."

All'improvviso, m'è dispiaciuto di aver ucciso la lepre. Perché non posso riammazzarla, intendo. 

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