QUATTRO PREMESSE INDIMOSTRATE

Dopo Massimo anche il Direttore rimprovera chi, come me, ritiene che a certe condizioni l'aborto sia un omicidio e chi lo pratica (non solo la donna, ovviamente) un omicida, ma poi non ne chiede l'incriminazione legale – proponendo o predisponendo gli appositi strumenti legislativi.

A me pare che la loro argomentazione (se ho ben capito dove vogliono andare teoreticamente a parare) si fondi su qualche premessa indimostrata.

La prima: che non si possa in alcun modo dare il caso di un sistema giuridico che, in determinate circostanze, consideri non perseguibile penalmente l'omicidio.

La seconda: che l'azione più efficace, moralmente corretta e politicamente sensata di fronte alla perpetrazione di omicidi sia necessariamente quella di adottare strumenti repressivi, di auspicare l'intervento della forza legale dello Stato per prevenirli e punirli.

La terza:  che la prima e più urgente responsabilità di fronte la percezione di una verità morale riconosciuta quantomeno come controversa sia quella di passare immediatamente all'azione politica e giuridica, e non piuttosto pensarci su, discutere, cercare di convincere, aiutare.

La quarta: che non si possa preferire il rischio di una società libera, democratica e solidale alla certezza del bene imposto con i ceppi e l'inquisizione (ché altro modo, mi pare, non ci sarebbe).

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