EL MË MILÀN/2

Facciamo così: io mi unisco al coretto degli evviva evviva.

Però stavolta, vi prego, non vorrei rimanere deluso. Quattro miliardi di euro e sette anni sono un'enormità. C'è anche, va detto, un'enorme quantità di cose da fare. Milano, come provavo a spiegare altrove qualche tempo fa, è rimasta sepolta in tutti i sensi sotto le macerie degli anni '80: le macerie della tempesta che li chiuse e le macerie di una comprensione di sé fallimentare (ad alcuni occhi, tra i quali i miei, apparve fallimentare già in corso d'opera, mentre ai più sembrava vincente, "ganza", "da bere": avevamo ragione noi, per fortuna e purtroppo).

Servono metropolitane e bretelle autostradali. Servono una rivoluzione della viabilità interna alla cerchia delle tangenziali e molti parcheggi sotterranei. Serve un make up strategico di alcune zone che a tutt'oggi sembrano più Beirut che Lombardia (nella zona di Gioia, ad esempio, hanno già iniziato, alla faccia di Elio e le Storie Tese, che voglio loro un bene dell'anima, ma su 'sta cosa hanno torto marcio e punto). Serve portare qui tutto quello che c'è di bello e di utile nel resto del mondo e farcelo rimanere. Serve che nasca di nuovo qualcosa come il Piccolo Teatro senza passare per la voragine più che decennale del Nuovo Piccolo Teatro. Serve che il Milan vada in Champions League e che, prima o poi, l'Inter ne vinca una (e badate bene a che cos'ho detto, a testimonianza della sincerità delle mie intenzioni). Serve, soprattutto, un'idea nuova, ed è la cosa più difficile da trovare: peggio del non fare nulla c'è solo che a qualcuno venga in mente di rifare quel che è stato fatto negli anni '80 (la capitale della moda, il glamour, quelle cose là che non saranno mai morte e sepolte abbastanza).

Io dico che lo capiremo in breve se le cose hanno preso la direzione giusta. Dipenderà dal logo. E cioè: proporzionalità inversa tra bontà dell'intrapresa ed energie profuse a discettare del logo. Vedi Italia '90. 

Non dico che voglio Londra, Berlino, Parigi. Vorrei, almeno, Siviglia. Fissiamolo lì, l'obiettivo: Siviglia. Ecco, sarei contento.

Io tra sette anni avrò 48 anni: quell'età in cui cominciano i problemi alla prostata e al sistema cardiovascolare e magari ti finisce la fase bucolica e cominci a sentire l'esigenza, per dormire bene, che ci sia un grande ospedale a cinque minuti di automobile. Insomma: io quella partita lì del vivere a Milano non l'ho chiusa del tutto e per sempre. Poi magari non se ne fa nulla, ma datemi una possibilità. Datela a Milano.

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