UNO SPORCO LAVORO/68/IL RE È NUDO REPRISE

Che poi è tutta una questione di logica. Seguitemi.

Fino all'anno scorso nella scuola superiore italiana sono stati adottati, in buona sostanza, due sistemi: gli esami a settembre vecchia maniera e il sistema debiti/recuperi.

Il primo aveva – ragionando sul principio generale al netto delle contingenze e dei casi – un pregio e un difetto. Il pregio era costituito dal fatto che quel sistema andava a filtrare l'incompetenza. Alla fine del percorso scolastico superiore, alla maturità, non sarebbe potuto arrivare nessuno che non possedesse una preparazione almeno sufficiente in tutte le materie del curricolo. Se alla fine di un anno non ne sai abbastanza, ti faccio ripetere l'anno finché o ce la fai o butti dentro. Il difetto era la rigidità del meccanismo. Sei scarso in, che so, matematica e un anno non riesci a passare lo sbarramento giugno/settembre? Sei obbligato a rifare tutto l'anno, a ripetere da capo anche quei corsi nei quali eri andato bene, per i quali eri riuscito a dimostrare di avere capito e di essere capace di procedere. Un grande spreco di tempo e di energie e un'enorme frustrazione un po' per tutti.

Il secondo sistema, quello debiti/recuperi, aveva il grande pregio di essere flessibile: se vai male in matematica devi recuperare solo matematica. In latino, scienze, filosofia, storia, eccetera puoi tirare dritto e passare a contenuti e competenze dell'anno successivo. Niente male. Tuttavia, anche questo sistema aveva un difetto macroscopico: non riusciva a sanzionare in alcun modo il perdurare dell'incompetenza, permettendo a studenti gravemente impreparati in alcune materie anche di indirizzo di giungere ugualmente al diploma.

Volendo porre mano a una riforma, percepita come necessaria un po' da tutti, la cosa logica da fare sarebbe stata quella di prendere i due sistemi e crearne uno nuovo che ne fondesse i pregi. Invece se ne è creato uno nuovo che ne fonde i difetti. Complimenti vivissimi.

P.S.: dice: "Vabbe' la critica, ma una proposta?" Ecco la proposta: fatemi lavorare di più, pagandomi un po' di più. Io vengo pagato per 20 ore settimanali più frattaglie (100 ore l'anno) più extra (attività aggiuntive non previste dal contratto nazionale e retribuite direttamente con i fondi dell'istituto di appartenenza). fate lavorare i docenti di più, fate loro organizzare dei veri corsi di recupero, con un monte ore identico a quello annuale previsto per la disciplina, in cui si ripeta tutto l'ambaradan didattico della mattina, destinati a chi tra giugno e settembre non ce l'ha fatta. Vediamola dalla parte dello studente: in quel che ho fatto bene, proseguo al mattino con la mia classe. In quel che ho fatto male devo andare a scuola anche al pomeriggio, e arrivare almeno al 6. Non si tratterebbe di fare un corsettino di 10-15 ore, né di dedicarsi solo alle materie "più importanti" ché per tutte non ci sono i soldi. No. Al pomeriggio chi non è riuscito a passare l'anno in una materia si rifà tutto da capo e ciò vale per ogni disciplina, dall'italiano all'educazione fisica. Fino al paradosso che, se non riesci a passare qualcosa entro il giugno in cui, secondo il regolare andamento degli studi, dovresti fare la maturità, be', non la fai. Perdi un anno. Due. Quello che serve a farti entrare nella zucca quello che non riesci a far entrare. Lo scheletro formale della questione sarebbe: se vuoi prendere, poniamo, la maturità scientifica (che non si chiama più così, lo so, ma facciamo a capirci) devi passare – tra anni regolari e recuperi – cinque annualità di italiano, cinque di matematica, tre di fisica e filosofia, cinque di storia, cinque di lingua straniera, eccetera. Rigido in quel che deve essere trattato con rigore, flessibile in ciò che ha da essere flessibile.

Dice: "Già, la fai facile, e i soldi per pagare te e i tuoi colleghi dove li troviamo?" Che non si faccia il giornalisno scolastico. Che non si faccia il radiogiornale di Istituto. Che non si facciano i cineforum. Che non si faccia la giornata sulla neve. Che non si organizzi il convegno col tale esperto. E si badi bene: chi mi conosce almeno un po' sa che sono cose nelle quali, per passione e per necessità di alzare qualche lira, io mi sono sempre buttato a capofitto. Però, se la scuola è nella condizione di poter fare una cosa sola, allora che faccia la scuola. Che insegni. Che formi. Il resto sono frattaglie che si possono sacrificare. 

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