I VOLENTEROSI CARNEFICI

Tre cose sull'articolo di Adriano Sofri a proposito di Calabresi pubblicato ieri su "Il Foglio" che mi sembra siano passate in secondo piano e che invece a me sembrano importanti.

La prima: mi pare di aver capito che il punto dell'articolo sia una distinzione lessicale. Sofri ci tiene a dire che chi ha ucciso Calabresi non fu "terrorista" in senso proprio. Il fatto che abbia scritto il suo pezzo perché venisse pubblicato l'11 settembre forse non è casuale. In sintesi, dice che chi ha sparato a Calabresi non aveva progetti di destabilizzazione sociale e politica (la qual cosa, invece, è – secondo Sofri – l'essenza dell'azione terrosistica). La tesi è discutibile (e secondo me è erronea), ma è legittima. Meno legittimo mi pare il passaggio ulteriore che porta Sofri a scrivere che, non essendo terroristi, gli assassini di Calabresi non "fossero persone malvagie".

La seconda: continua a sorprendermi la fredda mancanza di pietà cui Sofri non è nuovo nei confronti di Luigi Calabresi e dei suoi famigliari. Ne è segno il cuore stesso dell'articolo: di fronte alla testimonianza di una vittima in una giornata di celebrazione, mettersi a discutere di lessico. Intendiamoci: discutere di queste cose è necessario. Che lo faccia, con quella tempistica e con quei toni, l'uomo accusato (a torto o a ragione mi pare che, nel merito, faccia poca differenza) di essere il mandante dell'omicidio che ha tolto a Mario Calabresi il padre è semplicemente agghiacciante. Forse è un tratto caratteriale dello stesso Sofri, forse è un comportamento scelto e perseguito con lucidità, quasi volesse vietarsi di ingenerare persino il sospetto di captatio benevolentiae emotiva entro una vicenda che lo vede direttamente coinvolto come condannato. In questo caso, però, mi pare che tale mancanza ne generi un'altra, di intelligenza delle cose.

La terza: alla fin fine, non trovo poi tanta differenza tra quel che Sofri dice a proposito degli assassini di Calabresi e quel che quattro giorni fa disse La Russa sui combattenti di Salò. Sì, certo: Sofri non si spinge a definire degno d'onore chi sparò al commissario, ma ci va parecchio vicino, spero per lui involontariamente.

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