CHE COSA HA VERAMENTE DETTO MONS. BETORI

Scrivevo ieri che se mons. Betori avesse davvero inteso dire quel che Roberta De Monticelli gli fa dire, Betori si sarebbe posto fuori dall'ortodossia cattolica.

Siccome un paio di amici mi hanno chiesto di esprimere meglio che cosa, secondo me, mons. Betori avrebbe veramente detto, comincerò con il linkare, sul blog di Sandro Magister, il testo di risposta alla De Monticelli pubblicato oggi dallo stesso Betori su Avvenire.

Per chi non volesse leggersi Betori o volesse sapere proprio che cosa ne penso io, la faccio breve: sostenere, come fa la De Monticelli, la coincidenza del principio di autodeterminazione con la libertà di coscienza è, in buona sostanza, una fesseria. Betori nega che il primo debba e possa valere come unico (e mi pare si debba prestare attenzione all'aggettivo "unico") criterio per definire la bontà di un atto, e segnatamente dell'atto di decidere di disporre della propria vita. Ciò, al contrario di quel che sembra pensarne la De Monticelli, è l'esatto opposto del nichilismo, mi pare. Con ciò, non c'è una sola riga dell'intervento di Betori che suggerisca la prescindibilità, nell'agire morale, della libertà di coscienza (e ci mancherebbe solo, verrebbe da aggiungere: mi stupisce, a dirla tutta, una simile mancanza di orecchio da parte di una persona solitamente acuta e sensibile come la De Monticelli, che deve essersi fatta prendere la mano al punto da finire per sostenere una sciocchezza piuttosto imbarazzante pure sul pensiero di Agostino).

Lasciando perdere infine Betori e la De Monticelli e ragionando nel merito della questione: l'idea che l'autodeterminazione sia il criterio ultimativo dell'agire morale devasta l'idea stessa che possa esistere un agire morale. Un agire morale, intendo, che si distingua in qualche modo da un agire non morale e non finisca per coincidere con un agire dettato esclusivamente dalla volontà di volontà, da un inturgidimento isterico del soggetto in se stesso. L'alternativa, com'è ovvio, non è seguire come un gregge i dettami della morale cattolica. Questo credo lo capisca pure mons. Betori. L'alternativa è, piuttosto, continuare a porsi la domanda più umana di tutte: che cosa è, nel contesto nel quale sono chiamato ad agire, il bene che mi rende più umano?

P.S.: qui, invece, trovate quel che ne pensa Ferrara.

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