L'OSCENO

Dopo il fatto in sé, ovvero l'eliminazione di una vita umana handicappata in assenza di legge e secondo un metodo orribile e ipocrita (vorrei che qualcuno mi spiegasse perché, a 'sto punto, date le premesse, una iniezione letale non vada bene e invece lasciare morire di denutrizione sì), la cosa che mi disturba di più di tutta la vicenda relativa a Eluana Englaro è l'appello alla necessità del silenzio, come se in quella vicenda, per ciò che essa è e per il modo in cui è stata determinata finora, non andasse di mezzo qualcosa che non è affare privato di Eluana Englaro o di suo padre o della sua famiglia.

Che tale richiesta venga dal povero signor Englaro (e scrivo "povero" senza alcuna ironia né denigrazione, perché davvero penso e spero che ciò che lo ha mosso fin qui sia la pietà per quella sua figlia disgraziata) è comprensibile, ma non condivisibile. Già meno comprensibile è, al mio duro comprendonio, come essa possa venire dai commentatori più disparati. L'impressione, lasciatemelo dire, è che si voglia il silenzio per allontanare dalle orecchie e dal cuore l'osceno.

Mi stupisce il fatto che persone perbene, buoni amici, intelletti di prim'ordine (e spesso le tre cose si danno insieme) non facciano caso a quanto di dannatamente pubblico vi sia in quella vicenda. A quanto essa riguardi tutti quanti, il destino di tutti quanti, il valore di tutti quanti. Mi stupisce che, impegnati a svolgere intelligenti ragionamenti, non ci si accorga di come su questa vicenda si sta già pubblicamente ragionando innanzitutto e perlopiù. È già morta, si dice. Da diciassette anni, si dice. Lo voleva lei, si dice. Lo hanno testimoniato, si dice. C'è una sentenza della Cassazione, si dice. Le cose dei matti.

C'è una realtà sociale del pensiero che, nell'invocazione dell'autodeterminazione a giustificazione della imminente sorte di Eluana Englaro, viene completamente ignorata o fraintesa. Possibile che nessuno di coloro che rivendicano il diritto di infliggere la morte a quella donna se ne renda conto?

Forse un altro motivo per il quale si invoca il silenzio è che, obiettivamente, per descrivere quello che è accaduto e sta accadendo mancano le parole. O forse le parole sono disponibili, ma non siamo più sicuri di ciò che esse significano. Letteralmente, non crediamo più a ciò che esse hanno significato per secoli. La parola "pietà", ad esempio. La parola "anima". La parola "vita". La parola "legge".

A questo punto che posso fare? Contraddicendomi, starò zitto. Questo blog si prende una pausa dal bla bla, fino a che tutto sarà compiuto. Le ultime parole di questo post rimarranno qui per un po', a testimonianza di quel che penso: quel che si sta compiendo è un'incompresa barbarie.

Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...