MAPIIIIICCHÈ, OVVERO DELLA SUPERIORITÀ LINGUISTICA DEI TOSCANI D'ENTROTERRA

La scena: un trafficato lungomare all'ora di cena.

Si cerca parcheggio. All'improvviso, ecco un posto subito alla nostra destra. Il guidatore, pratese, frena, mette la retro e accenna a rinculare, controllando nello specchietto che le automobili che seguono si siano accorte della manovra in corso.

Il guidatore della prima di queste, tuttavia, al posto di frenare, fermarsi per i dieci secondi necessari al completamento della manovra e poi proseguire indisturbato, non solo scarta di lato a sinistra per sorpassare (manovra invero piuttosto azzardata, stante il traffico nell'altra corsia), ma si sente pure in dovere di suonare il clacson, come a significare il suo disappunto cafoneggiante.

L'automobile in questione, quella del guidatore cafone, è però un'utilitaria vecchiotta, quindi il colpo di clacson gli esce un po' sfigato. Una roba tipo: PIIII.

Ebbene, il guidatore della prima auto, quello che stava parcheggiando, essendo un po' fumino e – oltretutto – nel giusto, lancia un urlo in direzione del cafone sorpassatore.

Laddove, però, chiunque di noi si sarebbe prodotto in improperi o, al colmo della buona creanza, avrebbe modulato un "Si può sapere perché suoni?", egli se ne esce con un impagabile, sintetico, folgorante: "Mapiiiiicchè?".

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