COSÌ PARLÒ BALTHASAR

Il mio contributo al PslA di quest'anno (ispirato da T.S. Eliot, si licet parva componere magnis):

All this was a long time ago, I remember,
And I would do it again, but set down
This set down
This: were we led all that way for
Birth or Death? There was a Birth, certainly,
We had evidence and no doubt. I had seen birth and death,
But had thought they were different

Che cosa ci aspettiamo di trovare, amici miei? Ve lo dico per quanto mi riguarda.
La notte è lunga, il fuoco già langue nelle braci e non è chiaro da leggere tra le linee delle stelle se questa notte sarà l’ultima o solo una delle tante.
Mi aspetto niente di meno che la pentola d’oro ai piedi dell’arcobaleno, la panacea di tutti i mali, il vaso di Pandora di cui parlano i poeti (e starà a noi la possibilità di renderci immortali, scegliendo di non aprirlo).
Mi aspetto la porta senza mura che divide il cammino del giorno da quello della notte e dalla quale ogni cosa che ha camminato e che camminerà debba già essere passata.
Mi aspetto la chiave di tutte le porte, iperuraniche uraniche e ctonie, e l’anello d’iridio al quale legarla per non smarrirla.
Mi aspetto l’abbondanza a cornucopia e la fine della sete e della fame, le settanta vergini diafane da vedere loro attraverso, il latte e il miele e il sidro scorrere a fiumi, i lavacri freschi tra piante di dattero e un letto di damaschi nel quale sprofondare.
Mi aspetto la Chimera e il Catoblepa, l’Araba Fenice e l’Unicorno, l’Ippogrifo e il Basilisco, Bahamut l’enorme e Tiamat l’oscena, il Leviatano che sorge e s’inabissa e l’Oltreuomo che oserà sfidarlo con l’arpione.
Mi aspetto la notte in pieno giorno e la radiazione a tre gradi che si spande per il Tutto, la caverna dei prigioni e il fuso di Lachesi, la sezione aurea e i sei solidi platonici, l’Oceano mare e l’ingresso dell’Inferno.
Mi aspetto la Croce e la Rosa, il Pentacolo e l’Esastella, la Tretraktis e il Parimpari, l’Alef e la Biblioteca, il cerchio quadrato e il ferro ligneo, l’Abraxas Xabaras e il Sator Arepo Tenet Opera Rotas.
Mi aspetto il nodo di Gordio e la lama che lo tagliò, lo scettro frondoso dell’impero e i tre cesari di Roma di Bisanzio e delle Russie, l’inizio della guerra che farà cessare ogni guerra e della pace che ci farà morire in pace.
Questo, niente di meno, m’aspetto. E sopra tutto la fine del viaggio.

Che cosa sta accadendo, amici miei? Non lo so e non lo voglio sapere.

Che cosa abbiamo visto, amici miei? Proviamo a ricordare.
Abbiamo visto ciò su cui già comincia a scendere la polvere. Ogni istante la vividezza sbiadisce un po’, le curve s’ammorbidiscono, i colori si miscelano, le forme tendono all’apeiron.
Tra poco ci chiederemo l’un l’altro se il padre avesse la barba o fosse glabro, se nella greppia mangiasse un animale solo o due, se la coda della stella pendesse a Occaso o a Oriente.
In breve, con gli anni, tutto sarà vago e soffuso, anche i nostri sentimenti. Sapremo, forse, d’esser stati sorpresi e attoniti e felici, ma più non riusciremo a rifare nostra l’emozione. Dovremo drogare i nostri cuori di stimoli posticci, fissarci su un dettaglio fulminante che avrà la grazia di resistere più a lungo (io scelgo gli occhi di sua madre, l’ho detto per primo), aggrapparci a qualcosa di sempre più finto.
Finché, ritardi il più possibile quel giorno, dubiteremo persino dell’evento. Sospetteremo un falso ricordo, uno scherzo mnemonico, un’allucinazione. Il fatto che attorno il mondo consueto ci apparirà distante e che, se non fosse per i servi zelanti che ci molesteranno riverendoci, non ricorderemo neanche ciò che abbiamo avuto per pranzo, quello farà il resto.
Si potrebbe fissare il tutto per iscritto, ma già vi ho detto che non abbiamo le parole.
Sembra stolto e non dovremmo cedere a questa suggestione, siamo saggi e ne siamo responsabili. Tuttavia non trovo altro da fare che riprendere il viaggio, tutt’altro che finito. E ricominciare ad aspettare.

E allora, cari amici, qui sulla via del ritorno, ai confini tra Partia e Bactria, salutiamoci.
Buona fortuna a te, Gathaspar animo buono, che Ahura Mazda guidi il tuo cammino fino a casa dove so che ti aspettano zodiaci e astrolabi.
Che Brahaman ti accolga, Melkior dimora rigogliosa, e il desiderio non ti strugga.

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