UNO SPORCO LAVORO/78

IV liceo scientifico, ieri mattina. Devo spiegare Leibniz, ma c'è da leggere una circolare. E' l'annuncio che lunedì, dalle 11 alle 13, ci sarà l'assemblea di istituto. Leggo un po' svogliatamente e intanto penso che, al solito, è una schifezza. Martedì siamo tutti a casa per carnevale. Come usare i Decreti Delegati per costruirsi un comodo ponte.

Però poi mi cade l'occhio sul tema dell'assemblea: "Problematiche concernenti l'omosessualità". E sotto: "Interverranno in qualità di esperti esponenti dell'Arcigay di Piacenza".

La cosa mi incuriosisce, un po' mi stupisce (siamo nella provincia profonda, capitemi), ma ho la fortuna di avere in classe, proprio lì al primo banco di fronte a me in quel momento, uno dei rappresentanti di istituto degli studenti. Insomma, sventuratamente mi viene da chiedergli ragione della scelta.

"Eh, prof., volevamo fare un'assemblea…"

Devo essermi immediatamente adombrato, perché il mio studente ha subito cambiato verbo.

"Cioè, DOVEVAMO fare l'assemblea… e poi il prof. D* ci ha suggerito… ci ha detto che lui conosceva questi…"

Io intanto, tra me e me, mi sto incazzando: "dovevamo fare l'assemblea". Ma vaffanculo. Poi però mi rendo conto che non vorrei che i miei studenti fraintendessero le ragioni dell'incazzatura, quindi decido di esplicitarle.

"Mi spiegate la logica? Per come la vedo io dovrebbe essere: avete desiderio di trattare o approfondire un tema, chiedete l'assemblea, cercate gli esperti magari anche chiedendo consiglio a noi. Che senso ha invece trovare un tema, quale che sia, a posteriori, pur di fare l'assemblea? L'impressione (e ben più che l'impressione, in verità) è che il vostro interesse primario sia saltare una mattinata di scuola, no?"

Il mio studente tace. Per rompere il silenzio, ciarlo: "Vabbe', tema interessante. E quindi ve l'ha suggerito il prof. D*?" E all'improvviso m'accorgo di essermi infilato in un ginepraio di quelli che più ti agiti per venirne fuori più spargi merda. Perché per come m'è uscita, sembra che li stia invitando a fare illazioni sulle preferenze sessuali del collega D*. E il problema è che loro la recepiscono proprio così, infatti in molti stanno già ridacchiando e, quel che è peggio, lanciandomi occhiate d'intesa. Siamo nella provincia profonda. Gesù.

Stavolta a togliermi dall'imbarazzo e dai guai ci pensa, fortunatamente, il mio studente rappresentante: "Avevamo pensato di invitare anche due della Lega."

Penso tra me e me che tutta questa vicenda si libra ormai decisamente nella surrealtà. Chiedo: "Due della Lega a che titolo, esattamente?". Lo sventurato risponde: "Perché loro sono contro". A 'sto punto insisto: "Contro cosa, di preciso?". E lui: "Contro l'omosessualità.", come se avesse detto la cosa più normale del mondo e scemo io a non capire una concatenazione logica tanto semplice.

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