Teoria e pratica del bookshifting/2

L’altra volta l’avevo fatto per l’esordio letterario della profe, stavolta per un bravissimo autore e attore teatrale al suo primo romanzo. Entrambi se lo sono meritato.

Dunque, procediamo.

Primo: entrare in una grande libreria, meglio se del centro città o molto trafficata. Io ho scelto la Feltrinelli della Stazione Centrale di Milano.

Secondo: identificare l’opera da shiftare, che stavolta era già di suo in bella mostra sul banco d’ingresso, sezione “Novità”, con tanto di fascetta sborona, ma efficace. Copertina molto bella, peraltro. Un bel bianco che spicca. Il bambino nero che fa subito un mix di simpatia e malinconia, così perso com’è nel grande vuoto.

Terzo: prendere una copia del libro e spostarla in cima alla colonna di un altro libro, scegliendo quella più alta, in modo che sia ben visibile. Così il libro shiftato raddoppia la sua esposizione in una semplice mossa.

Quarto: ripetere il gesto identificando i luoghi più visibili dal cliente che entra in libreria. Per esempio, l’angolo raffigurato nella foto qui sotto si trova proprio all’ingresso della sala grande ed è il primo in cui, volente o nolente, l’avventore incoccia. Per i libri da coprire avevo tre possibilità: Bocca, Baricco o Glattauer. Ho scelto quest’ultimo, primo perché la sua colonna era un pochino più alta – e quindi più visibile – delle altre due e secondo perché Bocca mi dispiaceva ché è appena morto e a Baricco gli voglio un po’ di bene.

L’effetto finale, et voilà:

Siamo quasi alla fine. Ero già abbastanza soddisfatto del lavoro compiuto, quando, uscendo, ho visto lo scaffalone con i bestseller. Mi sono detto: “Sono fiducioso che in breve lo diventerà, un bestseller, quindi perché non portarsi avanti?”. Non solo. Mi è caduto subito l’occhio su un libro impilato, quello di un altro scrittore a me ben noto e che mi sta piuttosto antipatico.

Detto fatto.

Anzi, già che c’ero, per sicurezza, ne ho shiftate due copie.

Stavolta tutto è andato liscio, nessun inserviente nerboruto mi si è avvicinato o mi ha guardato storto, nessuno s’è accorto di niente. Nemmeno di me che fotografavo le mie operazioni. Sarà stato il viavai, sarà stata la dispersività del grande ambiente, sarà stato quel che sarà stato.

Come già l’altra volta, mi sono divertito un sacco.

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2 risposte a Teoria e pratica del bookshifting/2

  1. 'povna ha detto:

    Siamo sicuri che serva? A me un libro fuori posto irrita, per definizione.

  2. Pingback: RIDERE E PIANGERE INSIEME | La lüserta equilibrista

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