RIDERE E PIANGERE INSIEME

Dopo averlo bookshiftato il giorno della sua uscita nelle librerie, voglio provare a spiegare perché Così in terra di Davide Enia è un bellissimo romanzo ed è stata una goduria leggerlo.

Innanzitutto è un libro che racconta storie. Sembrerà banale, ma non è scontato, almeno non nella narrativa italiana contemporanea, nella quale di belle storie se ne trovano in genere pochine, sepolte dentro psicologismi e noie esistenziali inconcludenti. Così in terra è un gran bel libro perché parla di cose, della guerra, di donne, di bombe, di bende sudate, di coltelli, di pugni e di sudore e di sangue. Il primato delle cose e del loro dipanarsi nel tempo è assoluto, e questa è una cosa che mi piace proprio tanto.

Poi è un libro sul tempo e i libri (ma anche i film, per dire) che trattano il tema del tempo mi fanno impazzire. È costruito con un’abilità stupefacente su tre piani principali che si sovrappongono, si implicano a vicenda e si incrociano, e tu – lettore – devi sempre stare attento per capire in quale punto della linea temporale si colloca quel che sta accadendo sulla pagina. L’unico paragone che mi pare adeguato è il cinema di Sergio Leone, e scusate se è poco.

Ancora, è un libro che, benché sia scritto da un esordiente nel campo del romanzo, ha una struttura notevole. Come dicevo qua sopra sovrappone e mischia piani temporali diversi, ma comunicanti, e alla fine non solo tutto sta in piedi, ma converge in un finale che ha il sapore dell’epica. E poi c’è pure la lingua. Come ha scritto uno molto più bravo di me, “non è un italiano con esotismi dialettali, ma un dialetto trasposto dentro l’abito dell’italiano”. Il dialetto serve a Enia per dire di più, o meglio per dire ciò che altrimenti non può essere detto, e non per dar l’aria posticcia di cosa esotica o per far del folklore come nel per me insopportabile Camilleri. Del resto chi abbia visto anche solo una volta Enia in scena (ha scritto e interpretato una serie di racconti/monologhi, uno più bello dell’altro, che porta in giro per i teatri italiani) riconoscerà nel libro quella stessa capacità di tenerti incollato alla sedia della platea da un uomo solo sul palcoscenico, senza scenografia né altro artificio che venga in soccorso all’attenzione.

Infine, è un libro che fa conoscere dei personaggi bellissimi, di quelli dai quali, quando il libro finisce, ti spiace di doverti separare. Il mio preferito, se proprio volete saperlo, è zio Umbertino.

Ah, un’ultima cosa. In sintesi e in conclusione mi vien da dire che Così in terra è bello perché, come recita una delle mie citazioni preferite: “Come sono belli i libri che fanno ridere e piangere insieme!”

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Una risposta a RIDERE E PIANGERE INSIEME

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