Armageddon di Stato/5 anni dopo

Era un po’ di tempo che non commentavo più gli Esami di Stato (quella cosa che tutti continuano a chiamare Maturità). Che volete, il tempo passa, le responsabilità aumentano, la voglia latita, negli ultimi due anni ho fatto il Presidente di commissione, cose così.

Quest’anno vorrei però annotare due o tre cose, osservazioni su come sta cambiando anche questo rito apparentemente immobile, vera e propria iniziazione all’età adulta per migliaia di adolescenti e, in quanto tale, sospesa nell’eterno presente delle celebrazioni a loro modo sacre.

La prima osservazione riguarda il fatto che, ormai, nella scuola italiana il pop è di casa. Lo notavo l’altro giorno in diretta su un social network: “il papa dimissionario e il Caimano condannato, certo, ma per quel che mi riguarda la profezia più azzeccata di Moretti resta il liceo Marilyn Monroe”. A questo giro, andando a memoria, nella mia commissione tra gli argomenti a scelta dei candidati (le “tesine”) con i quali, per regolamento, si deve aprire il colloquio (cioè la parte orale dell’esame) abbiamo avuto: due tesine sulla figura di Steve Jobs, una sulla serie tv “The Big Bang Theory”, una su Woody Allen, una sui fumetti dei supereroi, una sul basket americano con in bibliografia Black Jesus di Federico Buffa, una su Emergency e su Pappagalli verdi di Gino Strada, una sul tennis, una sul teatro di Marco Paolini, una sui romanzi di Marcello Simoni, e di sicuro me ne sto dimenticando qualcuna. A questo si aggiungono infinite citazioni pop in argomenti più tradizionali: menziono, così su due piedi, canzoni di De André e Gaber a supporto di tesine su temi alti. Poi, certo, c’è ancora la solita roba (“L’angoscia”, “Il male di vivere”, “Le rivoluzioni scientifiche”, il canone Foscolo-Leopardi-Manzoni, le equazioni di Maxwell, la Shoa, il confronto Schopenhauer-Nietzsche, eccetera), però il trend mi pare innegabile. Ricordo che quando io chiesi alla mia prof. di inglese, tutt’altro che paludata, di svolgere una ricerca su Tolkien, fece una smorfia.  Va detto che è anche passato un quarto di secolo, ahimé.

La seconda osservazione riguarda le presentazioni. Ormai tutti gli studenti parlano dell’argomento della loro “tesina” col supporto di una presentazione multimediale. Ovviamente, molte sono sbagliate in ogni senso sbagliabile, altre sono solo didascaliche, alcune sono un’offesa grave per le retine, raramente salta fuori qualcosa di ben fatto. Dopotutto, il senso estetico è la cosa più difficile da insegnare. Quest’anno, poi, la grande novità è stata Prezi.

Non so se avete presente: si tratta di un software (scaricabile o utilizzabile online) che consente di realizzare presentazioni “dinamiche”, che il sito pubblicizza come “non lineari”. Qui ne trovate qualcuna a mo’ di esempio, sugli argomenti più vari. Ebbene, quest’anno almeno un quinto delle presentazioni che hanno accompagnato la prima fase dell’orale degli studenti della mia commissione erano realizzate con Prezi e non col consueto Power Point. Che dire? Innanzitutto, che Prezi sembra subito fighissimo, ma per usarlo bene bisogna, forse, essere ancora più abili che con Power Point. I due terzi della decina di presentazioni fatte col nuovo software non ne sfruttavano le potenzialità innovative: in altre parole erano presentazioni tradizionalissime, lineari, “da Power Point”, solo buttate giù col nuovo sistema fighetto, generando un esito insensato. Inoltre, l’effetto mal di mare è dietro l’angolo: Prezi crea una sorta di gigantesca mappa concettuale attraverso la quale la presentazione “naviga” ruotando e girando l’asse dei testi e delle immagini proposte a piacimento, ma saperne tirar fuori una roba guardabile richiede, a mio parere, molto studio, notevoli abilità grafiche e – forse – anche l’argomento giusto. Insomma, preparatevi: se credevate che l’orrore di certe presentazioni Power Point fosse inavvicinabile potreste presto essere smentiti.

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