Fenomenologia del concerto di musica leggera ai tempi di una certa età (nel senso dello spettatore, ma pure dei cantanti)

“Riusciremo, finito il concerto, a tornare coi mezzi al parcheggio di San Donato prima che chiuda?”

“Sarà opportuno bere questa birretta prima del concerto o rischio poi di dover cercare un cesso magari perdendomi Personal Jesus?”

“No, ma com’è che si alzano tutti in piedi, cioè se stessimo tutti seduti vedremmo e sentiremmo lo stesso, no? COL VANTAGGIO CHE SAREMMO SEDUTI!”

“Vabbe’, questi sono i supporter. Poi però il volume lo ABBASSERANNO un po’, vero?”

Poi, Dave Gahan è figo come una rockstar figa, ha una voce bellissima ed è uno spot all’uso smodato di droghe nonché un animalone da palcoscenico come ne ho visti pochi. Per dire, ha 51 anni, la stessa età per la quale si autoprendeva in giro Bracardi a “Quelli della notte”, chissà se qualcuno se lo ricorda.

Martin Gore, invece, continua a farmi tantissima tenerezza. Cioè: che sia il vero genio musicale dietro alla produzione dei Depeche Mode è noto, ma alla fine sparisce dalla scena. Forse pure per consentire a Gahan di riprendere il fiato, interpreta un paio di pezzi: canta bene, è struggente, ma il confronto con la voce di Gahan è impietoso. Sul gran finale di Never Let Me Down Again lui dovrebbe fare la prima voce, ma il controcanto di Gahan lo sovrasta per potenza, nitidezza, intensità, tutto. E poi, sempre lo stesso look: capelli ad ananasso e eyeliner nero sugli occhi, in un eterno presente anni ’80 nonostante le rughe e il doppio mento. Come fa a non starti simpatico?

Annunci
Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Armageddon di Stato/5 anni dopo

Era un po’ di tempo che non commentavo più gli Esami di Stato (quella cosa che tutti continuano a chiamare Maturità). Che volete, il tempo passa, le responsabilità aumentano, la voglia latita, negli ultimi due anni ho fatto il Presidente di commissione, cose così.

Quest’anno vorrei però annotare due o tre cose, osservazioni su come sta cambiando anche questo rito apparentemente immobile, vera e propria iniziazione all’età adulta per migliaia di adolescenti e, in quanto tale, sospesa nell’eterno presente delle celebrazioni a loro modo sacre.

La prima osservazione riguarda il fatto che, ormai, nella scuola italiana il pop è di casa. Lo notavo l’altro giorno in diretta su un social network: “il papa dimissionario e il Caimano condannato, certo, ma per quel che mi riguarda la profezia più azzeccata di Moretti resta il liceo Marilyn Monroe”. A questo giro, andando a memoria, nella mia commissione tra gli argomenti a scelta dei candidati (le “tesine”) con i quali, per regolamento, si deve aprire il colloquio (cioè la parte orale dell’esame) abbiamo avuto: due tesine sulla figura di Steve Jobs, una sulla serie tv “The Big Bang Theory”, una su Woody Allen, una sui fumetti dei supereroi, una sul basket americano con in bibliografia Black Jesus di Federico Buffa, una su Emergency e su Pappagalli verdi di Gino Strada, una sul tennis, una sul teatro di Marco Paolini, una sui romanzi di Marcello Simoni, e di sicuro me ne sto dimenticando qualcuna. A questo si aggiungono infinite citazioni pop in argomenti più tradizionali: menziono, così su due piedi, canzoni di De André e Gaber a supporto di tesine su temi alti. Poi, certo, c’è ancora la solita roba (“L’angoscia”, “Il male di vivere”, “Le rivoluzioni scientifiche”, il canone Foscolo-Leopardi-Manzoni, le equazioni di Maxwell, la Shoa, il confronto Schopenhauer-Nietzsche, eccetera), però il trend mi pare innegabile. Ricordo che quando io chiesi alla mia prof. di inglese, tutt’altro che paludata, di svolgere una ricerca su Tolkien, fece una smorfia.  Va detto che è anche passato un quarto di secolo, ahimé.

La seconda osservazione riguarda le presentazioni. Ormai tutti gli studenti parlano dell’argomento della loro “tesina” col supporto di una presentazione multimediale. Ovviamente, molte sono sbagliate in ogni senso sbagliabile, altre sono solo didascaliche, alcune sono un’offesa grave per le retine, raramente salta fuori qualcosa di ben fatto. Dopotutto, il senso estetico è la cosa più difficile da insegnare. Quest’anno, poi, la grande novità è stata Prezi.

Non so se avete presente: si tratta di un software (scaricabile o utilizzabile online) che consente di realizzare presentazioni “dinamiche”, che il sito pubblicizza come “non lineari”. Qui ne trovate qualcuna a mo’ di esempio, sugli argomenti più vari. Ebbene, quest’anno almeno un quinto delle presentazioni che hanno accompagnato la prima fase dell’orale degli studenti della mia commissione erano realizzate con Prezi e non col consueto Power Point. Che dire? Innanzitutto, che Prezi sembra subito fighissimo, ma per usarlo bene bisogna, forse, essere ancora più abili che con Power Point. I due terzi della decina di presentazioni fatte col nuovo software non ne sfruttavano le potenzialità innovative: in altre parole erano presentazioni tradizionalissime, lineari, “da Power Point”, solo buttate giù col nuovo sistema fighetto, generando un esito insensato. Inoltre, l’effetto mal di mare è dietro l’angolo: Prezi crea una sorta di gigantesca mappa concettuale attraverso la quale la presentazione “naviga” ruotando e girando l’asse dei testi e delle immagini proposte a piacimento, ma saperne tirar fuori una roba guardabile richiede, a mio parere, molto studio, notevoli abilità grafiche e – forse – anche l’argomento giusto. Insomma, preparatevi: se credevate che l’orrore di certe presentazioni Power Point fosse inavvicinabile potreste presto essere smentiti.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Brutte notizie

[Guardando Vicious sul divano, la puntata in cui vanno al club dove lavora Ash]

“Di’, perché mi sento così tanto come loro? Hanno 70 anni!”

“Eh”

“Ma dai, siamo più vicini ai 20 che ai 70, dovremmo essere più simili agli amici di Ash che ai due vecchi!”

“Cara, devo darti una brutta notizia…”

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

2012 in review

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

Ecco un estratto:

600 people reached the top of Mt. Everest in 2012. This blog got about 8.100 views in 2012. If every person who reached the top of Mt. Everest viewed this blog, it would have taken 14 years to get that many views.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

RIDERE E PIANGERE INSIEME

Dopo averlo bookshiftato il giorno della sua uscita nelle librerie, voglio provare a spiegare perché Così in terra di Davide Enia è un bellissimo romanzo ed è stata una goduria leggerlo.

Innanzitutto è un libro che racconta storie. Sembrerà banale, ma non è scontato, almeno non nella narrativa italiana contemporanea, nella quale di belle storie se ne trovano in genere pochine, sepolte dentro psicologismi e noie esistenziali inconcludenti. Così in terra è un gran bel libro perché parla di cose, della guerra, di donne, di bombe, di bende sudate, di coltelli, di pugni e di sudore e di sangue. Il primato delle cose e del loro dipanarsi nel tempo è assoluto, e questa è una cosa che mi piace proprio tanto.

Poi è un libro sul tempo e i libri (ma anche i film, per dire) che trattano il tema del tempo mi fanno impazzire. È costruito con un’abilità stupefacente su tre piani principali che si sovrappongono, si implicano a vicenda e si incrociano, e tu – lettore – devi sempre stare attento per capire in quale punto della linea temporale si colloca quel che sta accadendo sulla pagina. L’unico paragone che mi pare adeguato è il cinema di Sergio Leone, e scusate se è poco.

Ancora, è un libro che, benché sia scritto da un esordiente nel campo del romanzo, ha una struttura notevole. Come dicevo qua sopra sovrappone e mischia piani temporali diversi, ma comunicanti, e alla fine non solo tutto sta in piedi, ma converge in un finale che ha il sapore dell’epica. E poi c’è pure la lingua. Come ha scritto uno molto più bravo di me, “non è un italiano con esotismi dialettali, ma un dialetto trasposto dentro l’abito dell’italiano”. Il dialetto serve a Enia per dire di più, o meglio per dire ciò che altrimenti non può essere detto, e non per dar l’aria posticcia di cosa esotica o per far del folklore come nel per me insopportabile Camilleri. Del resto chi abbia visto anche solo una volta Enia in scena (ha scritto e interpretato una serie di racconti/monologhi, uno più bello dell’altro, che porta in giro per i teatri italiani) riconoscerà nel libro quella stessa capacità di tenerti incollato alla sedia della platea da un uomo solo sul palcoscenico, senza scenografia né altro artificio che venga in soccorso all’attenzione.

Infine, è un libro che fa conoscere dei personaggi bellissimi, di quelli dai quali, quando il libro finisce, ti spiace di doverti separare. Il mio preferito, se proprio volete saperlo, è zio Umbertino.

Ah, un’ultima cosa. In sintesi e in conclusione mi vien da dire che Così in terra è bello perché, come recita una delle mie citazioni preferite: “Come sono belli i libri che fanno ridere e piangere insieme!”

Pubblicato in Uncategorized | 1 commento

CATTIVI NATIVI

Quando si discute del rapporto tra scuola e web ricorre spesso un equivoco che porta a dipingere i docenti come vittime delle angherie informatiche dei nativi digitali. Mi capita spesso di assistere a discussioni tra colleghi (insegno filosofia e storia in un liceo scientifico) che traducono in “Tanto ormai qualsiasi compito assegni loro lo scaricano da internet” il sempiterno “Non ci sono più gli studenti di una volta”.

Credo però che si tratti di un luogo comune.

Per il blog di inFamiglia, il progetto promosso da Vodafone per discutere tra studenti, genitori e insegnanti delle tematiche legate alla tecnologia, ho scritto una riflessione sul rapporto tra scuola e nativi digitali. Se vi interessa, potete leggerne il seguito.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

A Dio Senza Livore (postilla)

Dieci giorni dopo la conclusione dell’odissea di cui raccontavo nel post precedente e in seguito a qualche ulteriore riflessione, m’è venuta l’idea – così, per farmi del male – di andare a controllare sui vari siti dei provider se fosse disponibile per la mia (ormai ex) linea telefonica il servizio ADSL. Il risultato è sorprendente.

Innanzitutto, sul sito Telecom viene chiaramente indicato che l’unica ADSL disponibile è la cosiddetta “MiniADSL” del Progetto Digital Divide. Ricordo, per chi non avesse voglia di rileggersi tutto il post precedente, che Telecom mi aveva proposto in un primo momento l’ADSL normale per poi, nella stessa telefonata, specificare trattarsi di “MiniADSL” e infine, in un’ulteriore telefonata e soprattutto nel contratto giuntomi per posta, era tornata all’ADSL normale, Alice 7 mega. Se non avessi esercitato il recesso che tipo di servizio sarebbe stato attivato sulla mia linea? A tutt’oggi è un mistero (ma intanto i soldi della riattivazione della linea me li hanno chiesti, pure con l’anticipo per il mese di marzo):

Immagine

Per quanto concerne gli altri principali operatori, NESSUNO di essi mi dà la possibilità di attivare una linea ADSL, in quanto la mia zona risulta fuori copertura. Ecco un po’ di schermate (nell’ordine: Vodafone, Infostrada, TeleTu, Tiscali):

Immagine

Immagine

Immagine

Immagine

Come si spiega tutto ciò? È possibile che Telecom sia in grado di fornire un servizio, ma lo tenga “segreto” per impedire alla concorrenza di approfittarne e fare controfferte alla clientela? O forse Telecom è dissociata da se stessa e promette servizi che tecnicamente non è nelle condizioni di fornire? Oppure?

Pubblicato in Uncategorized | 1 commento